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EQUALS di Drake Doremus | Cosa ne penso

martedì 16 agosto 2016


Non ho sentito parlare di questo film praticamente da nessuna parte ma ero curiosa di guardarlo perché si tratta di un distopico e questo genere, pian piano, sta diventando uno dei miei preferiti. E' uscito qua in Italia il 4 di agosto, qui trovate il trailer. Non avevo grandi aspettative e devo dire che questa pellicola mi ha sorpresa, emozionata e delusa. Ma partiamo dalla trama. La storia è ambientata in un mondo in cui le persone vengono private geneticamente, prima della loro nascita, delle emozioni. Non solo non provano sentimenti, ma non possono neanche avere rapporti sociali "intimi" con altre persone, come ad esempio toccarle, avere una relazione, creare una famiglia. Vivono tutti in solitario in appartamenti sterili e austeri, con programmi fissi (anche i pasti sono già predisposti per ognuno). Nonostante gli studi avanzati, sopprimere le emozioni nell'uomo non è una scienza esatta e infatti alcune persone sviluppano una "malattia" chiamata SOS (Switched On Syndrome) per cui ancora non esiste cura. Le persone malate manifestano ansia, paura, coraggio, depressione, amore e alcune di queste si tolgono la vita. L'unico rimedio alla SOS è internare i malati in un centro chiamato DEN fino alla loro morte. Il film segue la storia di Silas (interpretato da Nicholas Hoult) che si occupa di illustrare articoli per una rivista scientifica. Conduce la sua vita in maniera impeccabile fino alla comparsa dei primi segni della SOS e l'inizio del suo interessamento verso una collega, Nia (interpretata da Kirsten Stuart).


Da subito ho percepito un senso di angoscia per questo mondo terribile sia per la mancanza di carattere e originalità delle persone, dei luoghi, che per le scene monocromatiche. C'è tantissimo bianco, gli ambienti sono sterili e spogli, gli abiti sono uguali per tutti senza distinzioni fra uomo e donna. Si parla di amore in un mondo in cui l'amore non esiste e ci si focalizza molto sulle sensazioni e i sensi dei protagonisti perché stanno vivendo qualcosa di nuovo. Da questo punto di vista è un film molto introspettivo e riflessivo perché ci si chiede più volte che senso abbia la vita e se provare sentimenti sia una cosa giusta o sbagliata. La loro società insegna che si tratti di una malattia perché indebolisce e rende meno produttivi, ma è veramente così? Per questo motivo la storia è abbastanza lenta ma è una cosa che io personalmente ho apprezzato perché non è noiosa ma accurata, si sofferma sui minimi dettagli.
I personaggi sembrano tutte bambole programmate per mangiare, lavorare, dormire e ripetere il tutto giorno dopo giorno. Mi è piaciuto vedere come cambia la visione di Silas delle piccole cose quotidiane, cosa che si percepisce visivamente nelle riprese di piccoli dettagli. Così come mi è piaciuto il contrasto fra la luminosità del mondo in cui vivono e il buio del bagno che, in un certo senso, rappresenta un nuovo piccolo mondo, quello che Silas pian piano scoprirà. La prima parte del film l'ho trovata molto accattivante ed ero curiosissima di vedere come il nostro protagonista avrebbe affrontato la malattia ma la seconda parte è stata un disastro. I protagonisti vivono in un mondo piatto, senza emozioni, sentimenti, relazioni sociali, in cui la gente preferisce morire piuttosto che continuare a non provare nulla eppure gli autori sono riusciti a rendere la loro vita ancora più infernale. Si succedono una serie di eventi che ti tolgono ogni speranza, mi hanno messo un'angoscia tremenda e sono uscita dalla sala veramente triste. Soprattutto perché la storia non ha un vero e proprio finale e questa cosa mi urta particolarmente. Trattandosi di un film autoconclusivo, come puoi lasciare la storia così aperta e irrisolta? Sono tutt'ora frustrata se ci penso. Parlando ora degli attori: Nicholas Hoult mi è piaciuto molto perché ha uno sguardo intenso e riesce a essere molto espressivo con gli occhi. Nonostante i gesti meccanici, la mancanza di una personalità definita, riesce a spiccare fra la massa pur rimanendo parte del gruppo. Kristen Stewart invece non mi è piaciuta, in generale non mi piace come attrice e in questo ruolo l'ho trovata un po' forzata. Secondo me si capisce subito che ha qualche problema, che non è una persona "normale". Ha sempre un'aria sofferente e distante e non capisco come nessuno se ne sia mai accorto! Gli altri attori non mi hanno detto nulla di che perché sono poco presenti e regna comunque l'inespressività in questo film.
Le musiche, anche se poco presenti perché regna il silenzio, per me hanno contribuito molto al senso di angoscia e frustrazione della storia, soprattutto nella seconda parte dove ti portano sull'orlo della disperazione.

In generale la storia l'ho trovata interessante ma poco sviluppata sul lato del nuovo mondo: ci vengono spiegate poche cose, non si conosce granché del motivo per cui si sia arrivati a sopprimere le emozioni, non si sa cosa ci sia attorno al collective, dove e chi siano gli imperfetti. Ci si sofferma molto sul rapporto fra Silas e Nia, questo è il vero fulcro del film: l'amore. Quindi mi è piaciuto ma si poteva sviluppare meglio la storia.

Doni💭🌸
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